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Recensione di libri

di Epis Elisa (1C), MAUS di Art Spiegelman

Una storia drammatica viene raccontata fra le vignette in bianco e nero del libro Maus di Art Spiegelman, una storia vissuta non molti anni fa, che vedeva come protagonisti migliaia e migliaia di ebrei. Essi nel fumetto sono sostituiti con i topi che sembrano tutti uguali tanto che si stenta a distinguerli; da qua proviene, forse, la scelta di Spiegelman di “animalizzare” gli ebrei rendendoli privi di un’identità e privati di una vita dignitosa. Il topo spaventa, terrorizza, è portatore di strane malattie e di affezioni ed è così che venivano considerati gli ebrei, nel momento in cui essi non potevano difendersi, non sarebbero riusciti a smentire queste convinzioni che li rendevano tali, anche se erano ovviamente false. Ed è forse questo che Spiegelman ci vuole far capire in una vignetta: il protagonista e sua moglie sono nascosti in una cantina dove ci sono dei topi, ma questi sono dei topi veri e si vede la differenza! Persino “i topi ebrei” hanno paura di loro.
Nessuna cattiveria nei confronti dell’uomo si può paragonare a quello che hanno vissuto gli ebrei. Ed è proprio per questo che quando si parla della Seconda Guerra Mondiale, immancabilmente, ci si collega allo sterminio di questa popolazione; anche Spiegelman ha scelto questa vicenda per il suo fumetto, perché se si vuole narrare una storia drammatica di questo periodo, questo avvenimento è sicuramente il più brutale. Il susseguirsi di vignette tutte in bianco e nero, senza alcuna distinzione  accentua questa brutalità e drammaticità; dall’espressione dei personaggi traspare angoscia alternata a paura, pochi sono i volti rilassati che diventano tesi e stanchi. Per questo credo che la scelta del fumetto sia la più indicata per trasmettere le emozioni negative e le poche positive che provano i personaggi; inoltre sfruttando i colori bianco e nero delle vignette, penso che lo scrittore abbia voluto sottolineare due concetti: quello della razza ariana e quello della razza ebraica.


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