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Recensione di libri

di Pezzoli Piergiuseppe (1C), MAUS di Art Spiegelman

Art Spiegelman usa simbolicamente la figura del topo, associando agli animali  portatori di malattie, qualcosa da eliminare, la popolazione ebraica, così come era considerata dai nazisti. Io credo che questa scelta sia geniale, perché il lettore, vedendo questi roditori, prova un lieve senso di ribrezzo e, quando riflette sul fatto che siano ebrei, si vergogna dei suoi pensieri, così simili a quelli dei nazisti. Attraverso questa soluzione grafica l’autore riesce a scatenare una sensazione e una conseguente riflessione che non avrebbe mai potuto ottenere attraverso una narrazione semplicemente scritta. Io credo che questo sia uno dei motivi che abbiano spinto Art Spiegelman a disegnare un fumetto invece che a scrivere un romanzo.
Un altro motivo potrebbe essere il fatto di voler creare qualcosa di nuovo, una sfida anche personale, che potesse scardinare la convinzione che i fumetti siano solo per creare storielle per bambini. In questo caso la scelta stilistica dei topi potrebbe essere considerata una provocazione: il topo più famoso dei fumetti, quello creato da Walt Disney, è proprio l’immagine di un genere di fumetto disegnato appositamente per i bambini. Anche la scelta del tema, quello della Shoah, secondo me, è dovuta al fatto che il suo significato profondo non era mai stato trattato attraversi mezzi considerati per infanti ma solo con film o romanzi; oltretutto questo è un tema molto caro all’autore siccome le conseguenze che ha avuto sui suoi genitori e che gli sono state tramandate lo hanno segnato per tutta la vita.


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