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Recensione di libri

di Magni Miriam (1C), MAUS di Art Spiegelman

Nel giorno della Memoria vengono spolverati i brutti ricordi dell’Olocausto, sia personali che non. Una testimonianza di questo periodo buio è il libro “Maus” di Art Spielgeman. Anche se è stato scritto diversi anni fa, forse è il romanzo più moderno, che tratta questo argomento.
Lo scrittore è figlio di ebrei sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale e conosce quasi direttamente la loro sofferenza. Decide così di raccontare la storia dei suoi genitori in un libro, ma a differenza di molti suoi predecessori e successori, lo disegna. Crea, infatti, un fumetto. Questa particolare scelta è dovuta al fatto che solamente leggendo non si riesce a comprendere fino in fondo la drammaticità dell’evento. I disegni ci aiutano a capire meglio e a farci credere davvero che circa 65 anni fa è davvero accaduto un massacro mondiale di ebrei.
Si capisce fin da subito che la storia è tratta da un’esperienza vera, perché sono presenti molti particolari e dettagli specifici.
Un’altra particolarità del fumetto è che i personaggi sono impersonati da animali, pur avendo tratti umani. La scelta è spiegabile da un lato perché se avesse disegnato uomini non sarebbe arrivata l’idea dei nazisti, cioè che “gli ebrei erano diversi, erano sporcizia e malattia”. E quale animale meglio del topo poteva essere utilizzato? I tedeschi vedevano gli ebrei come un uomo del XXI secolo vede un topo nell’insalata. Nelle favole, però, questi piccoli roditori rappresentano l’astuzia e l’intelligenza. Solo gli ebrei più furbi e forti riescono a uscire vivi dai campi di concentramento. I tedeschi sono invece rappresentati come gatti; gli americani come cani. Di certo non è un caso la rivalità per antonomasia fra cani-topi-gatti. I polacchi sono maiali: hanno due facce, una buona e una cattiva.
Penso che sia un’ottima scelta quella del fumettista, e per quanto mi riguarda il messaggio che voleva trasmettere è arrivato.


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