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Recensione di libri

di Rinaldi Aurora (1C), MAUS di Art Spiegelman

Perché i fumetti? Perché i topi? Perché l’Olocausto?

Art Spiegelman è l’autore del libro MAUS; iniziò a lavorare nel 1973 su questo progetto che lo vide impegnato per quasi vent’anni. Lo scopo di Spiegelman era quello di tramandare la sua terrificante eredità, costituita dalla testimonianza del padre, Vladek Spiegelman, a proposito della testimonianza dell’Olocausto e della Seconda Guerra Mondiale.
La scelta dell’argomento per questo libro è stata pensata semplicemente per ricordare tutto ciò che è successo, ricordare la storia: sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento. Queste sei milioni di persone sono sei milioni di individui cancellati, da tutto e da tutti. Tutto ciò Vladek lo sa bene, ed è proprio per questo che quando narra la sua storia e la storia di ognuno di loro, si emoziona, rivivendo tutto quello spaventoso e terribile accaduto.
Parlando di un numero enorme di persone, ci si può immaginare, con fatica, quello che è accaduto, ma facendo riferimento ad una di queste, Vladek, si comprende meglio e si pensa realmente a tutto ciò che ogni ebreo ha trascorso durante quell’inferno. Ci si immedesima…
Tale scritto, organizzato genialmente a mio avviso, è visto e rappresentato mediante una metafora che vede come protagonisti dei topi indifesi, ma numerosi e benestanti.
Ovviamente sono gli ebrei animalizzati da Spiegelman ma anche dalla società nazista, che li vedeva come preda, come oggetto o animale: semplicemente come bestia da macello o da lavoro.
I tedeschi sono i gatti, e chi altrimenti! Solo quest’animale rincorre anche nella realtà i topi. Nessun umano appare, forse perché davvero non c’era traccia umana in quei giorni, sia nei corpi bruciati nei forni che in coloro che ve li gettavano, e che facevano morire di fame, di sfinimento e di brutalità gli ebrei.
Per rappresentare tutto ciò servivano nuove idee, nuovi mezzi, nuovi spunti. Proprio per questa ragione Spiegelman scelse una fra le risorse più attuali, ovvero il fumetto, per parlare ma anche mostrare.
Egli è capace di percorrere quel periodo terribile, vignetta dopo vignetta, ricorrendo al fumetto, spesso considerato un insieme disordinato di concetti. È capace di trattare della tragedia più devastante della storia moderna con un mezzo di comunicazione destinato solitamente a storielle per bambini, o comunque sia più “leggere”.
Il disegno dell’autore prende parte nel contesto e trova un suo spazio; è conforme agli argomenti trattati, alle vicende ma soprattutto al significato del racconto, sia negli avvenimenti storici, sia in quelli personali.
L’espressività di quei volti con un muso da roditore, le fotografie, le mappe, i disegni, i fumetti nel fumetto,si miscelano formando una dimensione surreale, che ti cattura, ti convince e ti emoziona.


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