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Oltre il muro del silenzio

5 novembre 2014, Auditorium Asteria - Milano

Incontro con
Vera Vigevani Jarach,
una testimone della tragedia dei desaparecidos
due volte perseguitata da dittature, fondatrice delle ‘Madres de Plaza de Mayo’

Vera Vigevani Jarach ha 83 anni ed è una donna che combatte, tutti i giorni e non ha nessuna voglia di smettere. È una delle madri di Plaza de Mayo che da quasi 40 anni combatte perché quel che è stata l’Argentina della dittatura militare non venga dimenticato.

 

Nata a Milano nel 1928, aveva solo dieci anni quando la sua famiglia decise di lasciare l’Italia delle leggi razziali per emigrare in Argentina. A Buenos Aires Vera cresce, studia, si sposa con Giorgio Jarach, lavora come corrispondente dell’Ansa ed ha una figlia, Franca. Sfuggita alla persecuzione fascista, Vera negli anni ’70 non riesce a sfuggire ad un’altra persecuzione, quella dei militari argentini: il 26 giugno del 1976 Franca viene rapita; da quel giorno di lei non si avranno più tracce, è scomparsa nel nulla. Forse rinchiusa in un campo di concentramento, forse uccisa poco dopo, forse gettata in mare dopo essere stata uccisa. Un abisso di “forse” contro cui Vera comincia a lottare giorno dopo giorno.

Sin dagli inizi, entra a far parte dell’associazione delle madri di Plaza de Mayo e, come tante altre madri, cerca la verità sulla sorte della propria figlia.

Per Vera la ricerca della verità si trasforma ben presto in una incessante

testimonianza. Racconta ovunque la sua storia, perché tutti sappiano quel che è accaduto a lei e alle tante madri che da un giorno all’altro hanno visto svanire nel nulla i loro figli.

Per questa battaglia, in nome della verità e della memoria, nel dicembre del 2011 Vera Vigevani è stata insignita della più alta onorificenza milanese, l’Ambrogino d’Oro.

Un riconoscimento alla sua quotidiana battaglia contro il dolore, e per la memoria di tutti coloro che, sottratti con la violenza alle loro famiglie e alla vita, non sono più tornati. Vera ha anche testimoniato ai processi di Roma a carico dei militari argentini per crimini contro l’umanità: raccontare, testimoniare, condividere la propria storia è il modo che ha trovato per continuare a far vivere Franca e che le ha dato la forza di continuare a vivere.


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