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Luca Ghidelli intervistato da BERGAMO UP

da Bergamo Up, mensile di Economia, Costume e Società - Anno 2 - n° 14 - Dic/Gen 2010 (www.bergamoup.it)

Luca Ghidelli, il genio della matematica
di Maria Verderio, Ph. Maurizio, F. Ghidelli e Alessandro Di Miceli

Che cosa ci potrà mai essere di così umano, anzi, brillante, giovanile, simpatico e trendy in un mondo di numeri irrazionali, disequazioni, integrali, relazioni biunivoche, logaritmi e geometria analitica? Lui, Luca Ghidelli: anni 19, altezza 175, capelli a casco, baffi e pizzetto da Gengis Khan, fisico da atleta, occhi vivaci e penetranti. Il campione mondiale di matematica che cerchiamo di conoscere in questa intervista.

Che cosa ha significato per te partecipare ad una gara mondiale di matematica? Era più importante il confronto sulle competenze scientifiche o l'obiettivo di una vittoria e di un primato?
Avevo già fatto altre gare prima di questa; primario è sempre il fatto di misurarsi con problemi seri. C'è sempre poco tempo a disposizione e ci sono sempre tanti altri concorrenti. Il fattore fondamentale, in queste occasioni, è la preparazione. Il confronto sulle competenze scientifiche è importante in tutte le gare. La vittoria ed il primato sono stati importanti soprattutto per quest'ultima.

Che significato ha per te essere "bravo" in matematica?
Fin da piccolo sono stato definito "bravo in matematica", ma per me significava soprattutto riuscire a finire i compiti in poco tempo. Dalle superiori in poi ho "scelto" la matematica che, tra le altre cose, mi ha dato l'opportunità di partecipare ai concorsi, quindi anche di viaggiare. Ritengo che scegliere la matematica significhi avere una "via" giusta per il futuro. In qualsiasi ambito, se esiste un problema bisogna affrontarlo. La matematica ti permette di farlo attraverso strade diverse. Ha un suo linguaggio, ha le sue regole e bisogna conoscerle, devono essere imparate. Apparentemente, quindi, sembra una materia rigida. In realtà ci sono molti aspetti creativi, soprattutto quello di avere più possibilità, strade diverse, per arrivare a raggiungere le soluzioni. Potrei dire che il matematico sta a uno studioso come il poeta sta ad un topo di biblioteca. Ciò che serve per fare la differenza è l'eccellenza della mente.

Anche per te, come per Galileo, "la matematica è il linguaggio della natura"?
Abbastanza. Studiando fisica ho imparato ad applicare la matematica. A volte non è solo il linguaggio concreto che ti permette di capire, ma c'è anche un aspetto mentale.

Per valorizzare le competenze di matematica, sacrifichi o hai dovuto sacrificare le discipline umanistiche?
No, anzi. Le discipline umanistiche le ho dovute studiare di più. Con un po' più di fatica. Inoltre, prima di scegliere il liceo scientifico, ero in dubbio proprio tra questo liceo e quello artistico. Mi sarebbe piaciuto approfondire l'amore per la pittura, l'arte e la grafica. Il settore che sento più vicino è la geometria, che in qualche modo soddisfa anche il mio lato creativo e artistico.

Ti sei iscritto ad una delle più prestigiose università italiane, la Normale di Pisa. Che cosa ti aspetti per il futuro?
Per il futuro faccio progetti a breve termine. Non so che lavoro farò. Prima mi aspettano i tre anni di studio, poi vedremo. Comunque parto con la certezza che questo tipo di laurea è molto richiesta in ambito professionale e credo, e spero, che non avrò problemi per il lavoro.

Non temi l'invidia dei tuoi nuovi compagni universitari?
Essendo studente della Normale sarò a contatto con altri piccoli geni. Alcuni già li conosco, li ho incontrati nei vari concorsi a cui ho partecipato. Li ritengo, comunque, tutti pari a me. Non temo l'invidia. Non me l'aspetto e comunque non gli do peso. Credo, invece, che sarà importante per ognuno di noi riconoscere e confrontarsi con le abilità degli altri. Servirà da stimolo per tutti.

E i tuoi compagni del Liceo scientifico Amaldi come hanno reagito quando hai vinto?

Mi hanno fatto i complimenti ed un applauso, che ricordo ancora.

Al di là della matematica, quali sono i tuoi interessi giovanili?
Suono la tromba nella banda di Nese e a volte disegno.

Parliamo di matematica dei sentimenti. Hai per caso letto "La solitudine dei numeri primi"? Ti riconosci, per qualche aspetto, nella figura di Mattia, il protagonista maschile del romanzo?
Sì, ho letto il libro. Ma ciò che mi ha maggiormente colpito sono stati gli spostamenti del protagonista. Certo, anche a me qualche volta capita nella vita di tutti i giorni di avere dei "confronti" con la matematica. Ad esempio se gioco a pallavolo e si fanno 137 palleggi, un pensiero che mi può venire è che 137 è un numero primo. A volte faccio ragionamenti logici per ottimizzare i tempi dei miei lavori, anche i piccoli lavori di casa. Ma è sempre tutto applicato alla praticità.

Immaginiamo che la propensione verso la matematica ti arrivi da lontano. Che importanza ha avuto il tuo curriculum scolastico nel valorizzare queste tue capacità matematiche?
Nelle scuole elementari e nelle medie sono stato molto fortunato. Ho avuto ottimi insegnanti. Poi ho scelto il liceo scientifico ad indirizzo matematico. La mia insegnante del triennio, Teresa Nani, mi è sempre stata molto vicina e ha saputo valorizzare e accrescere le mie capacità. Mi ha sempre spronato, proponendomi anche quesiti che andassero oltre il programma scolastico. In questo modo mi invitava a stimolare e sviluppare le mie potenzialità.

In questo grande risultato che ha premiato Luca, sono direttamente coinvolti la scuola, il dirigente scolastico e gli insegnanti. Per questo abbiamo posto alcune domande al preside dell'istituto, Ernesto Cefis.

Oltre ad un legittimo orgoglio per uno studente così bravo, che cosa significa per Lei e per la sua scuola questo traguardo internazionale raggiunto da Luca?
Rappresenta sicuramente un grande orgoglio. Il risultato finale è la rassicurazione del metodo. Significa che tutto è impostato bene, il lavoro quotidiano, tutti gli sforzi sono ben orientati al raggiungimento dei risultati complessivi. Le eccellenze sono rare, ma fa piacere che arrivino proprio dalla nostra scuola e fa piacere sapere che all'interno dell'istituto queste eccellenze sono state valorizzate, lo però devo pensare a tutti i miei 900 studenti. Devo pensare al loro successo formativo.

La sua si può definire una scuola d'eccellenza non solo per questo risultato della matematica, ma anche per altri riconoscimenti, come il premio letterario internazionale di poesia "Ciro Coppola" vinto quest'anno da un altro studente dell'Amaldi, Mario Marini. Quali sono gli elementi organizzativi e didattici che permettono risultati così ambiziosi?
È una scuola che lascia la possibilità ad ogni studente di esprimersi. L'insegnante deve saper stimolare i ragazzi, deve trovare il modo per parlare con loro, per comunicare e per sollecitarli verso qualcosa. Ogni anno, molti studenti partecipano a vari eventi. C'è grande attenzione verso ognuno di loro e il liceo è in grado di mettere a disposizione gli strumenti necessari per poter arrivare a questi traguardi. La conferma di questa comunicazione e valorizzazione personale possono essere i premi, ma il vero risultato è la collaborazione tra docenti e allievi.

Questi risultati servono da incentivo anche a tutti gli studenti?
Sono un esempio per tutti e sono un esempio positivo. Difficilmente da situazioni del genere nasce lo scoraggiamento di altri. Esso nasce sempre da un ostacolo. Gli esempi positivi, invece, rappresentano uno stimolo in più. E comunque non trascuriamo, dove ci sono delle difficoltà, nessuno studente. Abbiamo messo al servizio di tutti dei corsi di recupero e altri mezzi che possano rappresentare concretamente un aiuto per chi ne ha bisogno. Ma ciò che resta fondamentale, sempre, è il rapporto umano.

La sensazione finale dell'incontro con Luca Ghidelli e col Dirigente scolastico Ernesto Cefis è che la scuola italiana non è allo sfascio come si proclama spesso e che quella bergamasca, in particolare, sa stare ai primi posti, con onore ed orgoglio.


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